Armoniche & Dinosauri

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Durante una lezione riguardante la storia e l’evoluzione dell’armonica nel tempo, ho avuto modo di fare una piccola riflessione, poi maturata nel corso di questi giorni.
Mi sono sempre chiesto cosa differenziasse effettivamente i grandi armonicisti del passato da quelli che io definisco gli “armonicisti 2.0“, quelli del nuovo millennio. Tralasciando i discorsi triti e ritriti come “eh ma loro erano neri, schiavi, vivevano il blues sulla loro pelle, avevano il talento, suonavano con il cuore…” mi voglio concentrare in questo articolo su un aspetto importantissimo ma troppo spesso ignorato.

Il virtuosismo.

Penso di non averlo mai detto pubblicamente, quindi faccio coming out oggi: non mi piace l’armonica del nuovo millennio. Per tanti motivi, di cui ti parlerò qui di seguito, ho problemi ad ascoltare molti armonicisti moderni. Non faccio nomi perché sono famosissimi, vi basta sapere che se ne dicessi un paio verrei crocifisso seduta stante perché al giorno d’oggi sembra che avere dei gusti personali sia un crimine.

Comunque, tornando a noi, non mi aggradano tutte quelle scelte che portano un armonicista a fare determinate cose solo per apparire più bravo, o più stravagante: sparare milioni di note al secondo, usare vagonate di pedalini ed effetti fino al punto da snaturare incredibilmente il suono dell’armonica, utilizzare posizioni assurde solo per poter dire di essere in grado di suonare in ottava posizione, inserire overbending a forza perché se nel 2017 non usi gli overbending non sei nessuno…. insomma, potrei continuare all’infinito, ma penso che il concetto si sia capito.

Non dico che siano scelte sbagliate, anzi.

Sto dicendo che a me, la maggior parte delle volte, non piacciono più di tanto. Tutto qua. Ci sono armonicisti che usano con gusto gli stratagemmi sopra elencati, e quindi li ascolto volentieri, altri invece intraprendono quelle vie solo per far vedere che sono bravi, e perciò non li sopporto.

Per far capire meglio il motivo della mia avversione al virtuosismo, vorrei chiamare in mio aiuto il cinema, un’altra mia grandissima passione dopo l’armonica. Faccio presente che non sono un esperto di cinema, quindi quello che dirò da qui in poi non è legge, ma si tratta di una mia personale visione della questione.

Negli ultimi anni siamo bombardati da film che hanno tre punti in comune: una sceneggiatura di bassa qualità, costi di realizzazione alle stelle, effetti speciali a raffica.

In altre parole: vengono proposti nelle sale film realizzati con budget allucinanti, tutto esplosioni e scene d’azione fantasmagoriche, ma che non ti lasciano dentro nulla perché mancanti di un buon soggetto o di una buona sceneggiatura. Per non parlare della regia.
Alcuni registi si sono convinti che sia sufficiente avere ottimi effetti speciali per fare un bel film.

Ma è come se tu mettessi delle lucine splendide al tuo albero di natale rinsecchito: sarà tutto luminoso, ma avrai pur sempre un albero di natale brutto.

Qual è, quindi, la differenza tra un film bello e un film brutto? Quando gli effetti speciali servono per raccontare una bella storia, il film avrà senso di esistere. Se, al contrario, gli effetti speciali sono il punto forte del film, sarà una porcata.

La differenza sta nell’usare gli effetti speciali come mezzo per raccontare una storia, non come fine.

Facciamo qualche esempio: ho adorato il primo Jurassic Park. Vedere per la prima volta dei dinosauri muoversi sullo schermo è stata un’emozione indescrivibile.
Ancora oggi Jurassic Park resta un capolavoro perché il fattore principale del film è la storia, non sono i dinosauri.
Sembra strano a dirsi, ma i dinosauri sono “marginali”: è tutto quello che c’è dietro che fa grande questo film.

I dinosauri sono inseriti quando servono e sono degli effetti (creati benissimo, tra l’altro) necessari per lo sviluppo della storia in sé: non sono buttati dentro a casaccio, ma utilizzati solo ed esclusivamente nel momento in cui c’è stato bisogno di loro per andare avanti con la storia.

Ed ecco perché Jurassic Park è un film che funziona ancora oggi, a distanza di ventiquattro anni.

Hai provato a vedere quella schifezza di Jurassic World? Non c’è una storia, non c’è una trama, le scene fanno tutte pietà, ci sono buchi di sceneggiatura agghiaccianti…
Non c’è nulla. Hanno fatto un film per tirar su qualche carriolata di soldi sfruttando il nome e le idee del primo film. Non è altro che una sfilata di dinosauri.

Facciamo un altro esempio, sempre cinematografico: Il Signore degli Anelli.

Una trilogia meravigliosa! I film sono girati benissimo e gli effetti speciali, come dicevo su Jurassic Park, sono perfetti. Vengono usati solo quando servono e non sono mai fastidiosi. Vedi degli orchi sullo schermo e ti sembrano reali: non cozzano assolutamente con l’ambiente in cui sono stati inseriti e, soprattutto, non distolgono mai l’attenzione dalla storia.

Tutto è contestualizzato, tutto è stato inserito con gusto perché il punto di forza, nel Signore degli Anelli, non sono gli orchi, ma la storia.

Parliamo ora de Lo Hobbit.

Già il fatto che abbiano fatto tre film di tre ore ciascuno per trasporre un libro di 350 pagine mi puzza. Se teniamo conto che ha raggiunto la stessa durata de Il Signore degli Anelli, che di pagine ne conta 1300, possiamo essere certi che c’è qualcosa che non torna.

E infatti… alcune scene sono state allungate inutilmente, altre addirittura inventante. Alcune sono state prese da racconti di Tolkien e buttate dentro a forza, facendo risultare la visione del film ardua e discontinua anche per un appassionato.
Gli orchi sono fatti malissimo: sembra di essere dentro un videogioco. Non mi hanno mai fatto paura o entusiasmato, perché si vedeva chiaramente che non c’entravano nulla con tutto il resto. Ogni volta che compariva un orco sullo schermo era come se Peter Jackson mi prendesse a sberle.
Lo Hobbit è un minestrone assurdo di scene inutili ed effetti speciali spalmati a caso, tanto per dare qualcosa da vedere al pubblico. Sfruttando il successo de Il Signore degli Anelli.

Ora sicuramente ti starai chiedendo cosa c’entri tutto questo discorso con l’armonica.

E quindi chiudiamo il ragionamento, senza troppi indugi.

Come dicevo all’inizio, non mi piace la tendenza moderna di usare pedali e fare vagonate di note al secondo. Io li vedo come gli effetti speciali di Jurassic World e Lo Hobbit: molto spesso sono buttati dentro a caso, perché in sostanza non c’è nulla, l’armonicista non ha nulla da raccontare ma si nasconde dietro a tutto questo.

Ma, attenzione, non sono contrario a queste tecniche, come non sono contrario all’uso dell’effetto speciale nel cinema.

Quello che ti invito a fare è semplicemente trovare un tuo linguaggio, un tuo modo di raccontare la musica. Una volta che avrai imparato a suonare senza effetti, come facevano i neri a suo tempo, potrai pensare di provare ad usare i pedali.
Ma solo dopo che avrai imparato a suonare con un microfono diretto nell’amplificatore.
Altrimenti è solo un trucco per nascondere il fatto che tu non riesca a suonare senza gli “effetti speciali”.

Stessa discorso per quanto riguarda il suonare tante note velocissime: prima impara a suonare poche note, poi potrai affrontare la velocità.

L’utilizzare queste tecniche deve essere una tua scelta, non una necessità perché in realtà non sai fare altro.

Chiudo con un altro esempio cinematografico, e poi giuro che la smetto.

Le Iene e La Casa: due film che hanno avuto il budget tra i più bassi della storia del cinema. Nonostante questo, Tarantino e Raimi sono riusciti a fare due filmoni eccezionali.

Loro hanno la capacità di fare il loro lavoro anche con pochissimi soldi e, quando sono arrivati budget più consistenti, sono riusciti a fare dei film ancora più belli, perché erano capaci di lavorare anche con il nulla.

La stessa cosa la deve fare l’armonicista: non comprare pedali perché non sai far distorcere l’amplificatore. Al 90% è un problema di tecnica tua.

Risolvi il problema, suona senza pedali.

Cerca di suonare l’essenziale, capisci cosa vuoi raccontare e fallo con l’armonica nuda e cruda.

Gli “effetti speciali” li potrai inserire più avanti, quando avrai raggiunto la consapevolezza che li stai utilizzando come mezzo, e non come fine.

Tanto per fare un esempio pratico: impara a suonare come James Cotton, prima di provare a fare i fraseggi veloci di Norton Buffalo o sfruttare le posizioni come Mark Hummel e Kim Wilson.

Nick

 

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2 pensieri su “Armoniche & Dinosauri

  1. A me lo hobbit non dispiace è chiaro il Signore degli anelli è sempre il numero 1. Io sono un appassionato come te di cinema, ce ne sono tantissimi di grandi film che sono costati poco partendo dal nostro Totò passando per i “spaghetti western” di Leone fino ad arrivare al mio preferito Clint Eastwood che fa solo grandi film a zero effetti speciali (milion dollar baby, gran Torino, i ponti di Madison County, gli spietati ecc.) Però il cinema è costretto ad andare avanti, a braccetto con la tecnologia anche per giustificare il tuo 50 pollici 4 K 3 D. L’armonica no…è qualcosa che ti emoziona sempre anche da solo in aperta campagna. Una volta ho letto che i cowboy la utilizzavano per addormentare i cavalli. Io ci addormento mia figlia… Adoro Cotton e Little Walter, mi piace Sonny Boy ma Howard Levy con l’armonica in mano è onnipotente… p.s. comprato il cd from the cradle di Clapton… bello. La 7 how long blues mi fa morì… saluti Renato

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    • Ciao Renato, grazie per il contributo!
      Sono contento che From The Cradle ti piaccia.
      Anche l’armonica ha dovuto stare al passo con la tecnologia, infatti ad un certo punto è diventata elettrica, per esempio. Molto interessante il tuo ragionamento, grazie!

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