Fabio Treves: Blues Notes

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Di Fabio Treves potrei parlare per ore: mi ha trasmesso l’amore per il blues e per l’armonica, mi ha seguito e supportato nei primi passi nel mondo della musica dal vivo (letteralmente… lo tormentavo continuamente con richieste di consigli e pareri sulle mie “performance” live) e ogni volta che ci sentiamo è come se stessi parlando con un secondo papà.
Ricordo la prima volta che gli scrissi una e-mail, sicuro che non mi avrebbe risposto: lui era ed è tuttora un pilastro della musica italiana e mai mi sarei immaginato di ricevere una risposta in cinque minuti, proponendomi di incontrarci. Da allora abbiamo continuato a vederci e a sentirci, e ogni volta mi insegna qualcosa con una semplicità disarmante.

Lui rappresenta tutto ciò che manca nei musicisti odierni, quelli che pur di apparire un momento in tv sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa: umiltà, passione, semplicità, voglia di condividere. In una parola soltanto, il cuore. Quando parli con Fabio ti rendi conto che stai parlando con una persona che ha a cuore solo la musica, non gli interessa tutto quello che gira attorno, l’importante è suonare. Sono stato così influenzato dal Puma di Lambrate da proporre di chiamare il mio primo gruppo come una sua canzone: “Fool Around”, contenuta nel disco “Blues Again”.

Come armonicista, la peculiarità di Treves sta nell’espressività: i suoi fraseggi non sono difficilissimi dal punto di vista tecnico, ma appena li senti riconosci subito il suo timbro, capisci immediatamente che sta suonando lui. Merita quindi di essere studiato per questo: non tanto per la sua tecnica, ma per il suo personale approccio alla musica che lo rende unico ed inimitabile.
Fabio è riuscito a trasmettere la sua personalità tramite l’armonica, che è la cosa più difficile da fare per un musicista. Ascoltandolo nelle interviste, è molto chiaro sul fatto che sia necessaria una musica schietta, libera, senza tanti fronzoli o paranoie. Serve una musica che parli direttamente all’anima, con un linguaggio semplice e accessibile a tutti: ecco, tutto questo lo esprime perfettamente attraverso il suo modo di suonare.
Colgo anche l’occasione per dire che ci starebbe bene un ritorno alle origini: il mondo dell’armonica sta diventando sempre di più un mondo popolato da tecnicisti, dove se non sai fare quella particolare scala o tecnica non sei nessuno. Sembra quasi che si faccia a gara su chi sia il più virtuoso. Fabio insegna: per fare musica devi trasmettere qualcosa.
In parole povere, se hai le capacità tecniche di Verga ma i contenuti di Moccia (accostare questi due nomi mi fa male, ma sono i primi che mi sono venuti in mente!) non vai da nessuna parte.

Ho scelto di presentare il cofanetto “Blues Notes” perché racchiude i quattro album più recenti della Treves Blues Band (escludendo i successivi “Live 2008” e “Blues In Teatro”); si tratta quindi  di un’ottima antologia per chi vuole approfondire la figura di Fabio.
Le canzoni che più mi hanno colpito sono tante, ma cercherò di non citarne troppe: “Ever Since I Lost You” con il mitico Roy Rogers alla chitarra e “Windy City Blues” in “Bluesfriends”; “Fool Around”, “She’s My Baby”, “Cold Day In Hell” (spettacolare l’introduzione di armonica), “Can’t Be Satisfied” e “Cajee Bound” in “Blues Again”; “Flip, Flop & Fly”, “Confusion”, “I Don’t Want You To Be My Girl”, “Big Boss Man” in “Jeepster”; “Steam Roller Blues” e “My Babe” in “Live!”.

Andate a vedere Fabio dal vivo, scrivetegli, parlategli: lui ne sarà senz’altro felice. E se lo fate, salutatemelo!

Chiudo l’articolo condividendo un video per me molto prezioso: la suonata fatta con la Treves Blues Band al Soiano Blues Festival nel 2015!

Nick

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Un pensiero su “Fabio Treves: Blues Notes

  1. Pingback: Mark Hummel: Married To The Blues – Nick "Tigerboy" Righele

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